Se dovessimo dire quando è iniziata la storia del San Donato A dovremmo sicuramente ritornare indietro nel tempo fino all’estate del 1998.
In quel periodo l’Italia perdeva l’incontro con la Storia, facendosi eliminare dalla Francia nei maledetti Mondiali d’oltralpe (chissà come sarebbe finita se quel tiro di Baggio nel supplementare fosse entrato in porta…).
Spostando la nostra attenzione da Parigi un po’ più a est verso Bologna, sempre in quei giorni, assistiamo ad un altro incontro (che questa volta non venne mancato) tra due personaggi molto diversi tra loro, ma (forse proprio per questo) in grado di creare una speciale alchimia che ancora oggi funziona come la prima volta e che si chiama San Donato A.
Uno di questi individui era il mitico Enzo Maltinti, figura storica della nostra società, che all’epoca stava allenando con risultati altalenanti la squadra amatori. Allenatore vecchia maniera, tanta difesa e marcature a uomo, e se al 90’ il risultato era un pareggio nessuno al mondo andava a casa più felice di lui.
L’altro personaggio di questa storia è Mario Quaranta, ragazzo nato e cresciuto nel quartiere San Donato e nella polisportiva San DONATO , (ci ricorda sempre che lui e tanti altri ragazzi aiutarono a portare i mattoni per la costruzione della tribuna ) che giocava nell’altra squadra amatoriale del San Donato, nella quale però non era assolutamente compreso, probabilmente anche a causa della sua forte personalita’ che (anche per l’età che inesorabilmente avanzava) non riusciva più ad essere trattenuta.
In virtù di questa situazione di difficoltà il buon Mario, insieme ad altri suoi compagni di squadra (Roberto “Tonno” Tonelli, Paolo “Pavel” Orlandi, Ivan “Maresciallo” Cinquemani giusto per citarne alcuni) decise di fare fagotto e provare a iniziare una nuova giovinezza nella squadra di Enzo.
L’idea iniziale poteva sembrare bizzarra: unire gli studenti fuori sede che componevano per il 90% la squadra di Enzo, con l’esperienza e affidabilità dei senatori capitanati da Mario (il quale tra l’altro maturava la decisione di abbandonare il calcio giocato per adoperarsi tout court al ruolo di allenatore).
Come se non bastasse, Mario aveva idee molto innovative sul gioco del calcio: squadra all’attacco, marcatura a zona e tanto, tanto fuorigioco. E se al 90’ il risultato era un pareggio, nessuno al mondo andava a casa più arrabbiato di lui…
Per quello che riguarda il campionato, la squadra iniziava la sua nuova avventura dai Dilettanti, categoria difficile e certamente non spettacolare dell’universo amatoriale.
Il primo anno si concluse senza infamia e senza lode ma la seconda stagione fu trionfale: promozione e la consapevolezza di avere creato una squadra con una sua identità ben precisa e che avrebbe potuto con il lavoro e l’unione di intenti, raggiungere qualsiasi risultato.
La stagione successiva nei Seniores purtroppo segnava la prima (e forse unica) grande beffa subita dal San Donato A: retrocessi per un solo punto e rigettati nell’inferno dei dilettanti.
Il morale era a terra e la psiche dei ragazzi tutta da ricostruire, ma grazie a qualche innesto importante e ad una preparazione estiva a dir poco massacrante (ma chi è che, a parte Milan, Inter e Juve è gia al lavoro in Agosto?) la stagione successiva nei Dilettanti passò come una marcia trionfale: promozione diretta e tanti saluti a squadre (e soprattutto campi…) come Tre Borgate, Settefonti, Villa Fontana e via discorrendo.
Da questo momento in avanti nulla sarà come prima.
Il San donato A non faceva che migliorare, nei risultati e nel gioco.
Si sprecano le partite in cui arbitri, avversari e tifosi (anch’essi avversari) a fine partita si andavano a complimentare con Mario ed Enzo per la qualità del gioco espresso.
Sembrano frasi fatte ma era così: vi erano mediamente quattro o cinque azioni a partita (non di più, ma a questi livelli sembra già incredibile) con le quali la squadra partiva dalla propria difesa e triangolo dopo triangolo, arrivava al tiro.
Inoltre quello che stupiva soprattutto gli avversari, era la grinta e la voglia con cui tutti i giocatori (panchinari compresi quando entravano) affrontavano la partita anche quando il risultato era già acquisito Ma dove è stata la mossa vincente?
Di giocatori ne sono passati tanti.
La campagna acquisti incominciava quando a fine maggio c’era il rompete le righe , e MARIO chiedeva e spiegava ad Enzo le caratteristiche che servivano per migliorarci
Dal punto di vista tecnico.
ENZO si aggirva per tutto il periodo estivo tra alcuni bar , dall’elettrauto suo amico e su qualche campo di provincia ad accompagnare i ragazzi del SAN DONATO A nei tornei estivi serali e li’ tesseva Agganci e contatti. Ma il massimo dei contatti lo si raggiungeva ad inizio Settembre quando vicino all’entrata del passo carraio del campo ENZO si posizionava a mo’ di Pubblic Relation e reclutava tutto quello che si poteva e li inviava
All’interno del campo di allenamento dove c’era MARIO che svolgeva gli allenamenti.
Alcuni venivano, iniziavano la stagione e poi per motivi vari dopo qualche mese salutavano la compagnia.Altri si presentavano con la classica frase ho giocato in seconda
Categoria poi…… sono fermo da un po’….
Altri ancora davanti al discorso iniziale di Mario che prevedeva il seguente passaggio:
[ “ ……….per far parte di questa squadra bisogna pagare una quota e questo non vuole
Assolutamente dire pago quindi gioco. Anzi il contrario, pago e non gioco, mi alleno e mi diverto, saro’ poi io a decidere se farti giocare o meno……..”]
Altri, invece, sono proprio scomparsi. Un certo Nino, ad esempio, (bomber navigato) un mercoledì del febbraio 2002, disse:- Uè regà, ci vediamo sabato al campo per la partita!-.
Non si è più visto. Scomparso. La madre contatto anche Mario per chiedergli notizie, ma
Niente. Lo videro diversi anni dopo in una puntata di” il teatro siamo noi” in onda su rai 3
Dopo la mezzanotte .
Ma la grande capacita’ di Mario era nell’individuare con un semplice colloquio di 5 minuti
Il carattere della persona che ritrovava davanti prima di constatarne le presunte qualita’
Calcistiche; toccava poi ad Enzo il passaggio di farlo sentire a sua agio o eventualmente
A dissuaderlo qualora le caratteristiche tecniche e caratteriali non facevano al caso
Del SAN DONATO A.
Mario ed Enzo le individuavano immediatamente, e con un’attività che oggi potrebbe essere ricondotta al mobbing, li inducevano a cambiare aria. A dire il vero era (ed è) il gruppo stesso che, in maniera molto naturale, non si faceva destabilizzare da questi soggetti che, non trovando terreno fertile per creare problemi, dichiarandosi “fenomeni” abbandonavano di loro sponte la squadra.
Inoltre anche le capacità tecnico-tattiche provenienti dai due allenatori erano fondamentali.
Enzo soprattutto viveva molto la partita. In panchina non riusciva a stare fermo, e urlava disposizioni di continuo. Tutto normale, direte voi, senonchè tali istruzioni erano pronunciate in strettissimo dialetto bolognese e, per una squadra formata soprattutto da meridionali di varia stirpe, non era proprio il massimo.
Famosissimo lo scambio di battute tra Enzo e un certo Max che, apprestandosi ad entrare in campo per sostituire un compagno, riceveva da Mister Maltinti le ultime raccomandazioni. Il povero Max, poliziotto laziale di Latina, fissò Enzo negli occhi aspettando che finisse di parlare, e con una tranquillità quasi celestiale disse :- Aò Enzo a me dispiace ma nun te riesco a capì…!:-. Enzo, pietrificato, non potè fare altro che prendere atto di questo e mandare con foga e convinzione il buon vecchio Max a fare altro (“Va mo’ a fer dal p..…”).
Mario invece si adoperava nel massacrante lavoro settimanale, utilizzando metodi nuovi che prontamente vennero copiati pedissequamente anche dalle altre squadre della Polisportiva (ma quante volte abbiamo corso su e giù per quella maledetta Tribuna?).
Per non parlare poi delle distruttive preparazioni atletiche estive dove si correvano chilometri su chilometri, e si facevano esercizi di ogni genere (flessioni, addominali, dorsali, piegamenti e via discorrendo).
In più prima di ogni partita teneva brevi ed efficaci discorsi, prima generali e poi personalizzati per ogni giocatore (a qualcuno diceva “Dai! Forza mi raccomando!”, a qualcun altro “Al primo passaggio che sbagli ti sostituisco”), che riuscivano comunque nel loro effetto principale:ESSERE SEMPRE PRONTI ci sentivamo una squadra vera, e tutti (anche i panchinari più incalliti) si sentivano parte del progetto.
Le stagioni passavano sempre tranquille, anche se ogni partita era una grande battaglia, oltre che contro gli avversari, anche verso gli arbitri (alcuni veramente convinti di essere i nuovi Collina, con i risultati che si possono facilmente prevedere).
Dopo un paio di stagioni arrivò la tanto attesa promozione nell’Eccellenza, categoria massima a cui una squadra amatoriale può aspirare.
Dopo quella stagione in Eccellenza la squadra decise di fermarsi lì. Come i grandi dello sport, anche il San Donato A capì quando era giunto il momento di dire basta senza che fossero gli altri a farglielo capire.
Molti ragazzi si erano sposati, o erano diventati papà o semplicemente avevano deciso di interrompere la carriera.
Ma poteva finire così la storia di una così grande squadra amatoriale?
Poteva finire così il San Donato A?
Assolutamente no, e così i “superstiti” hanno dato vita ad un nuovo progetto, ovvero il calcio a 7.
Il primo anno è stato da urlo: primo posto, promozione, e vittoria in finale con coppa portata a casa.
La seconda stagione è attualmente in corso e sicuramente, comunque finirà, il San Donato A è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Ha rivinto di nuovo il campionato. !!!!!!!
Che dire piu’ su questi due signori e su questa squadra che per valori (umani) e forza di
Spogliatoio andrebbe forse presa alcune volte da esempio.
Cremonini Filippo
(2008)